Un po’ di chiarezza sulle mascherine per proteggersi dal Covid-19

By 27 Aprile 2020Mascherine

La “fase 2” che parte il 4 maggio ci vede indossare la mascherina durante i nostri spostamenti fuori casa. L’obiettivo è limitare il contagio da Covid-19, un organismo così microscopico che 700.000 virus possono stare sulla punta di un capello, che 120.000 stanno in una giocciolina emessa mentre parliamo (droplet). Quali sono i tipi in commercio?

MASCHERINA CHIRURGICA

Le mascherine chirurgiche sono Dispositivi Medici “gruppo 1” che devono proteggere le persone circostanti qualora la persona che la indossa fosse infetta. Assolvono in modo limitato alla funzione di proteggere chi le indossa dai droplets (goccioline di salive o di acqua che potrebbero contenere il Coronavirus, quindi portatrici di infezione)  provenienti dalle persone circostanti. Ecco perché occorre rispettare una distanza di sicurezza dagli altri. Sono dispositivi di protezione individuale (DPI) per chiunque e anche per lavoratori che si trovassero a operare a meno di 1 metro di distanza (D.L. 17/03/2020 n.18 – Art. 16). Nel fabbricarle occorre soddisfare tre norme, di cui due tecniche e una di sistema: UNI EN 14683:2019,
UNI EN ISO 10993-1:2010, azienda con sistema qualità certificato ISO13485, oppure conforme con GMP (Good Manufacturing Practices). Alle mascherine chirurgiche sono altri due requisiti importanti: idrorepellenza, richiesta solo nelle chirurgiche di tipo IIR mentre non è necessaria nel tipo I e nel tipo II, e pulizia microbica. Oggi, in emergenza Coronavirus, l’idrorepellenza è sempre richiesta perché le mascherine sono eccezionalmente autorizzate anche come DPI, ma la norma parla di resistenza a una colonna d’acqua alta 160 cm (in realtà la EN14683 dice “Splash resistence” minimo 16 kPascal).
Le mascherine chirurgiche oggi si fanno con il TNT (tessuto-non-tessuto), un materiale sintetico con fibre disposte a strati o incrociate che vengono unite insieme meccanicamente con adesivi o con processi termici. Il che significa microplastiche, con problemi di sostenibilità e di smaltimento di materiali, per giunta potenzialmente infetti. Il Politecnico di Milano nella Nota tecnica v 4.4 del 20/04/2020 (download qui), fornisce indicazioni molto precise ed interessanti.

MASCHERINA PROTETTIVA

Sono dispositivi di protezione “gruppo 2” che proteggono chi le indossa. Utili in situazioni o ambienti dove è probabile la presenza del Coronavirus, devono rispondere ai requisiti delle normative EN 149:2001+A1:2009 oppure N95 NIOSH, con fabbricazione in azienda con Sistema Gestione Qualità certificato ISO13485 oppure GMP (Good Manufacturing Practices). Vanno indossate da persone certamente sane perché se indossate da persona infetta possono provocare spargimento di infezione a persone sane circostanti. Infatti, sulla parte anteriore può essere presente una valvola che si apre completamente quando si espira, rilasciando senza alcuna filtrazione il respiro di chi la indossa. La mascherina protettiva è spessa e aderisce al viso in modo ermetico, ecco il perché della valvola. Queste mascherine sono marcate FFP1, FFP2, FFP3 in base al loro potere di filtrazione, pari rispettivamente all’ 80%, 94%, 99%. Queste mascherine protettive sono utilizzabili da lavoratori che si trovino a lavorare a meno di un metro di distanza (D.L. 17/03/2020 – Art. 16 – Comma 1).

MASCHERINE FILTRANTI

Non sono dispositivi medici né di protezione individuale, ma dovrebbero servire per proteggere le persone circostanti. Se la persona che indossa questa mascherina “gruppo 3” è infetta, può limitare (non certo eliminare) la possibilità di infettare persone circostanti. In questa fase di emergenza possono essere prodotte senza rispettare le rigide norme previste per fabbricare mascherine dei gruppi 1 e 2 ma non può esservi garanzia che limitino il rischio di contagio del portatore o delle persone circostanti. Ecco perché non possono essere usate da medici, operatori sanitari, forze dell’ordine e da lavoratori che debbano operare a meno di un metro di distanza. Sono comunque utili per limitare lo scambio di droplet fra persone, pur sapendo di esser dotati di un grado di protezione che non è certificato secondo normativa. Debbono riportare il produttore e la dicitura “Mascherina filtrante ad uso esclusivo della collettività. Non per uso sanitario o sui luoghi di lavoro – Conforme alle indicazioni della Circolare Min. Salute 0003572-18/03/2020 GAB-GAB P”.

Per chi volesse approfondire, scarichi il documento dell’Istituto Superiore di Sanità in cui si chiariscono bene le mascherine protettive da impiegare nelle diverse situazioni.